Escursioni
Escursioni nella Vallata dell'Agno

Passeggiare nella Vallatata dell’Agno e Nelle Piccole Dolomiti 

Escursioni nei dintorni di Valdagno

Percorso Naturalistico "Rotte del Guà"

Escursioni nelle Piccole Dolomiti e Gruppo del Pasubio

 

ESCURSIONI NEI DINTORNI DI VALDAGNO

Sentiero "Gianni Braggion"

Sentiero Natura "Fosse di Novale"

Sentiero Natura "Dei Roccoli"

Sentiero "Gianni Braggion"

 

Dove si trova. Sui rilievi adiacenti Campotamaso, una frazione di Valdagno posta alle pendici di Cima Marana.

 

Motivi d'interesse ed opportunità didattiche. L'itinerario percorre un ambiente pedemontano prealpino in notevole stato di conservazione. La zona, nel tratto della Val del Boia, è ricca d'acqua ed il sentiero supera ripetutamente ruscelli e cascatelle. Il bosco è in buono stato ed è formato sia da gruppi di carpini neri e roverelle (nei tratti più soleggiati), sia da faggete (nei versanti nord del Turrigi), sia da castagneti (dove i suoli sono più fertili e profondi) e sia da boscaglie di forra (con aceri e noccioli).

Da un punto di vista ecologico, l'osservazione delle diverse formazioni boschive può essere di ottimo spunto didattico.

 

NB. Si consiglia di abbinare l'escursione alla visita al Museo Paleontologico "Dott. Domenico Dal Lago" che ha sede a Palazzo Festari, in Corso Italia, a Valdagno (per accordi e prenotazioni tel. 0445/401887).

 

Breve descrizione della passeggiata. E' un percorso ad anello che compie un ampio giro sui fianchi della bella e profonda Val del Boia. Oltrepassata la Chiesa di Campotamaso e raggiunto un ponte, si devia a destra e si imbocca il percorso. Dopo un breve tratto in lieve pendenza, il sentiero prende decisamente a salire sul versante soleggiato e va a portarsi alle falde del Monte Turrigi. Nei pressi della sommità, si sposta decisamente verso occidente ed inizia una lunga traversata che tocca dapprima il passo del Turrigi, passa sotto le belle cime dei Castiglieri e poi raggiunge la cima della Val del Boia. Oltrepassato una vecchia baita, inizia a scendere sul fianco settentrionale e poi nei pressi del fondovalle fino a ritornare alle case di Campotamaso.

 

Come arrivare alla partenza

Da Valdagno, proseguire per Recoaro e deviare a sinistra presso la frazione Maglio di Sopra, fino a giungere a Campotamaso.
Il percorso parte presso la Chiesa.

Dislivello

500 metri.

Tempo di cammino

Poco più di 3 ore.

Percorso

Sentiero di montagna con attrezzature di sicurezza (ponti, corrimano).

Segnalazioni

Segnavia bianco - rossi e tabelle in legno.

Difficoltà

Sentiero a tratti impegnativo, serve abitudine ai percorsi di montagna.

 

Torna all'inizio

Sentiero - natura "Fosse di Novale"

 

Motivi d'interesse ed opportunità didattiche. Le "fosse di Novale" sono un importante sito fossilifero e già questo può essere motivo sufficiente per consigliarne la conoscenza. Il sito è un solco vallivo profondo e ombroso, posto alle pendici dei monti del Passo dello Zovo, che racchiude un ambiente di notevole valore. La zona è studiata da oltre cent'anni e tuttora riserva nuove scoperte. Lo stesso luogo è noto anche per essere ricco di minerali, soprattutto imenite e zirconi. Sempre in campo geomorfologico all'ingresso delle "fosse" si possono osservare i resti di una paleofrana. Buona anche l'opportunità di confrontare da vicino due diverse formazioni boschive, gruppi di carpini neri sui versanti più soleggiati e tipici boschi di forra con aceri e frassini nei tratti più depressi e poco luminosi.

 

NB. Si consiglia di abbinare l'escursione alla visita al Museo Paleontologico "Dott. Domenico Dal Lago" che ha sede a Palazzo Festari, in Corso Italia, a Valdagno (per accordi e prenotazioni, tel. 0445/401887).

 

Breve descrizione della passeggiata. E' un percorso con analogo tragitto per andata e ritorno. Va precisato che viene descritta solo una parte di un più esteso itinerario che dovrebbe portare alle "fosse" partendo dalla zona del cimitero di Novale. Attualmente è stato attivato solo il tratto sommitale. Lasciata la contrada Lovo, si devia a destra e si imbocca il percorso. Inizialmente si cammina tra alcune radure e boschetti e poi si entra decisamente nella valle delle "fosse". L'itinerario termina nel tratto più chiuso ed interno dell'impluvio.

 

Come arrivare alla partenza

Da Valdagno, proseguire per Novale lungo la riva sinistra orografica dell'Agno e seguire le indicazioni per la contrada Novella. Continuare in direzione dei Rossati fino ad arrivare alla contrada Lovo.

Dislivello

Meno di 100 metri.

Tempo di cammino

Circa un'ora (andata e ritorno)

Percorso

Mulattiera.

Segnalazioni

Tabelle e tabelloni informativi.

Difficoltà

Nessuna.

Torna all'inizio

Sentiero - natura "dei roccoli"

 

Motivi di interesse ed opportunità didattiche. La proposta di questo itinerario ruota attorno alla presenza di numerosi roccoli per l'uccellagione edificati in pietra sulla dorsale del Monte Mucchione. Il percorso pedonale transita vicino a ciascuno di essi e permette di coglierne la struttura, spesso caratterizzata da interessanti soluzioni edilizie, gli stratagemmi per mascherarli, come fitte siepi di carpino bianco, e a volte gli annessi, come la "giassara" di Roccolo Castellani". La zona è geologicamente interessante vista la presenza di affioramenti di vulcaniti basaltiche (il termine Mucchione, in dialetto "el mucion", sembra stia ad indicare un grande ammasso di rocce). Altri motivi di interesse riguardano le devozioni religiose (la chiesetta del Mucchione, il capitello della Sacra Famiglia) ed alcune interessanti formazioni boschive (castagneti, bei nuclei di frassini).

Si ritiene che i luoghi di questo itinerario fossero punti di passaggio di una pista neolitica che da S. Tomio di Malo portava a Novale di Valdagno. Molto esteso il panorama che si può godere dalle posizioni più aperte del percorso.

Breve descrizione della passeggiata. E' un percorso con analogo tragitto per l'andata ed il ritorno. Lasciata alle spalle la chiesetta del Mucchione, si prende una carrareccia che si dirige verso sud ed in breve si raggiunge il primo edificio (Roccolo Dalle Ore). Si prosegue ora nel bosco, ora all'interno di qualche radura e si oltrepassano altri edifici, sei roccoli in tutto, fino alle contrade Pozzoli e Cima presso le quali termina l'itinerario. Nel ritorno è possibile compiere una breve deviazione verso est utilizzando una diramazione della stradina.

 

Come arrivare alla partenza

Da Valdagno, proseguire per Novale lungo la riva sinistra orografica dell'Agno ed imboccare la strada per il Passo dello Zovo. Poco prima di giungere al Passo deviare a destra seguendo le indicazioni "chiesetta del Mucchione". Superata la chiesetta ci si trova al punto di partenza.

Dislivello

Circa 50 metri..

Tempo di cammino

Poco più di un'ora (andata e ritorno).

Percorso

Carrareccia e sentiero.

Segnalazioni

Tabelloni informativi..

Difficoltà

Nessuna.

 

Testi tratti da:  http://www.comune.valdagno.vi.it/

Torna all'inizio

Percorso Naturalistico ‘ROTTE DEL GUA’, Trissino

 

All’area delle “Rotte del Guà” si può accedere da diverse strade sterrate e capezzagne a servizio dei campi. L’intervento umano in questa zona risulta molto ridotto e lascia spazio ad un’oasi naturalistica molto ricca di flora e fauna, circondata da una campagna ancora ben conservata.

Il “percorso naturalistico delle Rotte del Guà” si snoda su un’area di circa 100 ettari, lungo gli argini del torrente Agno, che in questa zona cambia nome in Guà, da cui il termine “Rotte del Guà”. In questo tratto gli argini non stringono più il torrente come nelle zone a monte ed il corso diventa serpeggiante, dando origine a quelle sinuosità tipiche dei corsi d’acqua non regimati, con la formazione di anse, scarpate e banchi di ciottoli, sabbie e ghiaia che racchiudono zone paludose e stagni. All’interno di quest’area confluiscono ben tre torrenti - il torrente Arpega, il torrente Restena e lo Scolo Ducale, che raccoglie le acque del torrente Arpeghetta - che danno origine così ad una vasta zona paludosa, che è l’unica di fondovalle dell’intera Valle dell’Agno.

 

Si possono scoprire così cinque ambienti tipici:

1)  il prato arido: zona ai margini del corso d’acqua che non viene mai allagato;

2) le zone umide: dove l’acqua scorre lenta e ristagna negli avvallamenti e dove crescono piante caratteristiche delle zone umide;

3)  i boschi planiziali: rappresentati da boschi ripariali (salici, olmi, ontani e canna palustre);

4)  le zone delle siepi che crescono lungo gli argini;

5)  la zona coltivata (a seminativi e a prato sfalciato).


La più bella zona paludosa è rappresentata da un grande stagno situato sopra la briglia centrale dell’area, sulla destra del torrente Guà. Attorno cresce una vegetazione tipica delle zone umide, con carici, giunchi e tife.

Le piante di salici, ontani e olmi, hanno dato origine a due formazioni di boschi ripariali. Tutti e due sono localizzati sulla destra, sopra la briglia centrale. Uno circonda lo stagno più grande e l’altro si è formato più a nord, dove si è salvaguardata una discreta presenza di canna palustre (ultima grande estensione di questa tipologia palustre nella vallata). Attorno a questi boschi ci sono degli avvallamenti dove l’acqua ristagna e si trovano giunchi spinosi, carici e mestolacce.

 

Lontano dal corso d’acqua si trova una zona pianeggiante di esondazione, che ha dato origine al prato arido, che richiama i prati steppici, dove crescono varie specie di euroforbie, leguminose, ombrellifere. Nei prati si trovano i ranuncoli, l’acetosa, la lingua di cane, la silene bianca, i fiordalisi, i fior di cuculi, le fienarole e le salvie selvatiche.

Nelle aree marginali, più esposte al sole, crescono l’erba viperina, i verbaschi, i tassi barbassi, le vedovine, i cardi rossi, i pettini, i calcatreppoli, tanto per citare alcune delle numerose specie.

La presenza di queste distese di prato incolto favorisce l’insediamento e lo sviluppo di diverse specie di insetti (tra cui cavallette, splendide farfalle, oltre a vespe e bombi).

Fra i mammiferi più comuni che frequentano questa zona ci sono il tasso, il riccio, la volpe e la donnola; sono stati avvistati anche dei caprioli.

Molto frequentemente, soprattutto nel periodo primaverile e nel periodo dell’accoppiamento, ci si può imbattere nelle raganelle e nei rospi smeraldini. Comunque gli animali più facili da vedere e da osservare sono gli uccelli, soprattutto nel periodo primaverile (o ripasso, una migrazione che avviene dai paesi caldi verso il nord Europa), e in quello autunnale (passo autunnale, quando gli uccelli ripartono dal nord Europa per andare verso i paesi caldi).

 

Finora sono state censite circa 130 specie di uccelli, di cui 58 nidificano nell’area delle “Rotte del Guà”. E’ facile vedere le anatre marzaiole, il corriere piccolo, il piro piro piccolo, la cutrettola capocenerino, diversi trampolieri, tra cui gli aironi cenerini, gli aironi rossi e le nitticore ed il torcicollo, l’unico picchio abbastanza diffuso nella Valle. L’area è sorvolata da rapaci, come il gheppio, il falco lodolaio, il falco pellegrino e il nibbio bruno. Numerose sono anche le rondini e i balestrucci.

Lontano dal corso d’acqua si trova una zona pianeggiante di esondazione, che ha dato origine al prato arido, che richiama i prati steppici, dove crescono varie specie di euroforbie, leguminose, ombrellifere. Nei prati si trovano i ranuncoli, l’acetosa, la lingua di cane, la silene bianca, i fiordalisi, i fior di cuculi, le fienarole e le salvie selvatiche.

 

 

Foto e testi tratti da: http://www.comune.trissino.vi.it/

Torna all'inizio