ITINERARIO Turistico AGNO-CHIAMPO

Promosso dalla Comunità Montana Agno-chiampo.

Legenda

Percorribilità: P = A piedi ; B = Bici ; C = Cavallo ;  A = Auto

 

Tratto Chiampo-Rondini (Nogarole Vicentino) Km:7,8

Grado di difficoltà: basso - Percorribilità: P B C A

L’ antica chiesetta de “La Pievecostituisce il punto di partenza del primo dei percorsi proposti. Sorta verso il mille, ampliata e restaurata nei secoli fino al raggiungimento delle attuali fattezze nel 1962, ospita una statua, in marmo dipinto, della "Madonna con il bambino" che risale al 1480, ed un altare barocco del 1743. Dedicata anch'essa alla Madonna, a pochi passi dalla chiesetta, sorge la fedele copia della Grotta di Lourdes, realizzata dal Beato Claudio Granzotto nel 1935. Essa è divenuta negli ultimi decenni un'importante meta di pellegrinaggio, grazie anche alla bellezza della statua della Madonna Incoronata, in marmo di Carrara, nata nel 1954 dalle mani e dall'amore del Beato per la Vergine.

È inoltre possibile ammirare una fra le più belle e suggestive Via Crucis del mondo, immersa nella pace e nel silenzio di un meraviglioso parco botanico. Il percorso, della lunghezza di circa 560 metri, ripercorre le tappe della Passione attraverso magnifici gruppi statuari in bronzo a grandezza naturale.

Per chi lo desiderasse, sono aperte le visite al Museo “Padre Aurelio Menin”, che ospita, oltre alla Gipsoteca del beato Claudio, ben 1500 animali imbalsamati provenienti da tutto il mondo, la più ricca collezione di Fossili della VaI Chiampo, numerose Conchiglie Marine, nonché una splendida raccolta di Minerali e Reperti di strumenti dell' antica popolazione del luogo.

L’ampio parcheggio di fronte a "La Pieve" può accogliere ben 550 auto e 20 pullman; gli escursionisti possono così lasciare a valle l'auto e proseguire a piedi o in mountain bike, lungo il percorso che sale verso le alture vicine, inoltrandosi nei boschi sopra Chiampo.

La strada parte dall'ampio punto ristoro attrezzato con numerose panchine, proprio di fronte al viale alberato che porta alla grotta; ci si avvia verso il centro di Chiampo  per poi girare a destra per via Dal Maso. Si seguono quindi le indicazioni per l' Agriturismo "I C.E.I.", distante 2,6 Km dalla partenza. Da qui si può proseguire anche a cavallo.

Salendo lungo il sentiero sterrato, dopo circa un chilometro e mezzo, si arriva al centro del paesino di NOGAROLE, con il suo municipio, il Monumento ai Caduti e la Chiesa dei Santi Simone e Giuda. Volendo si può procedere ancora per 500 metri, sulla sinistra, verso via Castellaro, per visitare la caratteristica chiesina di San Rocco e San Sebastiano del XV secolo, eretta in occasione di epidemie pestilenziali. Edificata prevalentemente in basalto, di cui i colli della zona, di origine vulcanica, sono ricchi, è ornata da archi e cornici realizzati con la pietra bianca e dura delle cave locali. A pochi passi da questa semplice, ma suggestiva costruzione, è possibile sostare in un'area attrezzata con panchine e parco giochi.

Riprendendo il percorso principale, si attraversa contrada Faldi per arrivare, seguendo la strada asfaltata, al ristorante Monte Faldo, in località Cason dei Zosi , a 7,4 Km dalla partenza. Qui l' asfalto si interrompe per farsi nuovamente sentiero sterrato, circondato da boschi che l'accompagnano fino al piccolo centro abitato dei Rondini.

 

Tratto Rondini (Nogarole Vicentino) - Altissimo Km:8,4

Grado di difficoltà: semplice - Percorribilità: P B C

Il percorso, che lascia alle sue spalle il paese di NOGAROLE per addentrarsi nei boschi dei Rondini, darà sicuramente molte soddisfazioni agli amanti dei sentieri più impegnativi da percorrere a piedi, in mountain bike o a cavallo.

Superato il piccolo insediamento di abitazioni della contrada, in direzione della Vallata dell'Agno, si entra nel regno degli uccelli e dei cacciatori.

Quella della caccia è infatti, in queste zone, una tradizione amata e rispettata. Fra le specie volatili che vivono in questi boschi o che ne sorvolano i cieli durante la migrazione, vi sono non solo fringuelli, peppole e tordi bottaccio - numerosissimi soprattutto nel mese di ottobre -, ma anche luccherini, cardellini, becco frosone, tordi seselli, cesene, beccacce, colombacci, pispole e prispoloni.

Da queste parti si trova inoltre un campo di addestramento per cani da caccia.

Il percorso cerca di non arrecare troppo disturbo ai cacciatori deviando lungo un piccolo sentiero aperto appositamente per non invadere le zone dove gli appostamenti sono più concentrati. E' comunque sconsigliato il passaggio nei mesi in cui è aperta la stagione venatoria (da settembre a dicembre), nelle prime ore del mattino. Dopo aver percorso all'incirca 2 Km, si svolta a sinistra lungo una stradina molto stretta e poco battuta, ma caratteristica per l' abbondanza d' acqua e di suggestive sorgenti. Dopo poco meno di 1 km, si gira a destra. Scendendo lungo il sentiero per una decina di minuti si incrocia la strada asfaltata che collega BROGLIANO a Lago di Quargnenta.

Percorsi appena un centinaio di metri sarà possibile riposare in un' area attrezzata con un doppio punto fuoco, panchine e tavoli. Ancora 100 metri e si arriva allo Chalet  Nico, locale molto ampio, scelto spesso per matrimoni e celebrazioni. Si procede quindi lungo un tratto di strada sterrata breve, ma abbastanza impegnativo, per ammirare alla fine della salita la formella lapidea d'antica fattura incastonata nel capitello dei "Serre roccoli".

Oltrepassato il passo, si ritorna nella Valle del Chiampo; dopo 500 metri si svolta a destra per immettersi nella strada asfaltata che unisce NOGAROLE ed ALTISSIMO. Ancora pochi minuti e si potrà concedersi un meritato riposo in un' area appositamente attrezzata.

Attraversata contrada Disconzi, ci si dirige verso contrada Tognazzo e si giunge, dopo mezzo chilometro, ad un centro ippico arrrezzato per la sosta ed il ristoro dei cavalli. Seguendo invece le indicazioni per la Chiesa di S.Macario di Campanella sarà possibile godere di un'affascinante veduta panoramica dalla cima del Monte Postale, immerso nel verde ed arricchito da una suggestiva Via Crucis.

Tornati sulla strada provinciale di S.Caterina, che collega SAN PIETRO MUSSOLINO con VALDAGNO, si arriva infine nel centro di ALTISSIMO.

Per chi lo desiderasse, è possibile il ristoro nell' Agriturismo "Ai Pini", situato poco oltre il bivio che porta a SAN PIETRO MUSSOLINO.

Gli appassionati del campeggio troveranno ad ALTISSIMO, accanto ad un' area attrezzata per la sosta, anche un camper service.

 

Tratto Altissimo-Cortesani (Crespadoro) Km: 10,8 via Cocco(1°percorso);  Km: 11,1 via Costa (2°percorso)

Grado di difficoltà: basso - Percorribilità:  P B C

Dal centro del paesino di ALTISSIMO l'escursionista ha due possibili opzioni per giungere a Crespadoro:

proseguire in direzione di Marana per attraversare i boschi bagnati dal torrente Righello, o scegliere la strada che scende sulla sinistra, in direzione di Molino di Altissimo.

 

La “Pesciara” di BOLCA

Poco lontano dal comune di Altissimo, alla testata della Val d'Alpone, nei monti Lessini orientali, sorge il villaggio veronese di BOLCA, con la sua famosa "Pesciaia" che per buona parte rientra nel comune di ALTISSIMO.

Qui il territorio ha una morfologia molto particolare, simile ad una grande piastra triangolare solcata da lunghe e strette valli disposte a raggiera, che trova una spiegazione nella storia geologica del gruppo montuoso; i Lessini infatti furono dall' era Mesozoica parte di un alto fondo marino.

Coinvolte dai movimenti tettonici che portarono alla formazione della Catena Alpina, queste zone cambiarono nei secoli molte volte d'aspetto, accogliendo numerose specie differenti di animali e piante, che oggi troviamo fossilizzate, oltre che nella famosa Pesciara, nei circostanti giacimenti di Spilecco, M. Postale e M. Purga.

La Pesciara di Bolca si è formata probabilmente nell' Eocene inferiore e l' età radio metrica dovrebbe aggirarsi sui 52 milioni di anni. L’unicità del giacimento è dovuta non solo alle decine di migliaia di Fossili estratti, ma soprattutto al gran numero di specie rappresentate, infatti assieme a ben 154 specie di pesci ed oltre a 250 specie vegetali sono stati ritrovati: vermi, crostacei, insetti, ed anche rarissime meduse, lamelli branchi, cefalopodi, rettili ed uccelli. www.lessiniapark.it

1° PERCORSO: Seguendo le indicazioni per contrada Cocco, ci si può fermare sulla sinistra, all'incirca dopo 1 km., in un' area di sosta alquanto spaziosa, con la possibilità di usufruire dei diversi punti fuoco messi a disposizione.

Il percorso prosegue a sinistra, dopo altri 2 km, in prossimità del capitello della Pietà di contrada Cocco, per abbandonare l'asfalto e divenire sterrato. Questo sentiero, che un tempo era una vecchia strada militare, è oggi immerso nella totale pace e tranquillità di uno stupendo e suggestivo bosco di carpini. Scendendo per altri 2 km. Si incontra il torrente Righello, la cui valle, lungo tutto il proprio percorso, fa da confine fra Altissimo e Crespadoro.

E' da ammirare la limpida cascatina che il corso d'acqua crea cadendo dalle rocce ormai scolpite dal suo passaggio. Ancora 500m. e sarà possibile rinfrescarsi ad una caratteristica fontana attrezzata per la sosta. Si riprende quindi il viaggio fino a raggiungere contrà Repele, subito a monte di Crespadoro.

2° PERCORSO: Si segue l'indicazione per contrada Costa. Si scende per circa 300 m. e si prende a destra poco prima del cimitero di Altissimo. Si percorre così l'antica strada di accesso al centro comunale, lungo la quale si incontra un originale Cippo a memoria di dove "sponsava i morti", dove cioè i portatori che arrivavano fin qui da tutte le contrade del territorio di Molino di Altissimo, esteso anche sul versante destro del Chiampo, appoggiavano la bara per riposarsi dopo una lunga salita. Si giunge quindi alla contrada Costa per ridiscendere, dopo pochi minuti, lungo un sentiero sterrato che si immette in via Mozzi. Da qui si raggiunge, dopo poco più di ½ km., il paese di Crespadoro, comune in forte crescita turistica, testimoniata da un centro storico piccolo ma fiorente, ad autentica "dimensione d'uomo", dove tradizione e progresso si fondono armoniosamente. Il percorso continua intersecando e accompagnando per un lungo tratto l'itinerario "Strosi, prà e vece contrà": un'iniziativa della scuola media di Crespadoro, che ha impegnato le scolaresche in un' attenta analisi storico-ambientale del proprio territorio.

Salendo in direzione di Marana, si prende a destra verso contrada Ferrari. Superato il bivio che porta alla caratteristica contrada Laita, prestigiosamente restaurata per divenire un accogliente Agriturismo Laita, tenendosi ancora sulla destra, si torna sulla comunale per Marana, da abbandonare subito per voltare a destra sulla stradina cementata che si ricollega, presso contrada Repele, all' altro percorso che scende da contrada Cocco.

Si riparte quindi da contrada Repele, tipica ed affascinante per la disposizione planimetrica degli edifici che inglobano nei muri perimetrali parte delle formazioni rocciose su cui sono costruite e per i suoi abitanti che sembrano quasi "indossare" con orgoglio i tratti tipici di un tempo, e che conservano ancora oggi le abitudini della tradizione contadina. Si ritorna sulla strada asfaltata per svoltare, dopo circa 200 m, sulla sinistra. Il sentiero rimane sterrato

fino a contrada Corte, per poi riaddentrarsi nei boschi, questa volta vestito d'asfalto.

Ricollegatisi sulla destra alla strada che attraversa la pittoresca contrada Meceneri, si procede verso contrada Perli, semi abbandonata, e si attraversa la "Valle dell'orco" fino ad arrivare, dopo 800 m. circa, al Motto Zancon. Qui si può godere, nei pressi dell' alta Croce di Legno, di una bellissima veduta panoramica. Procedendo, per contrada Pozza, si abbandona il percorso della scuola media per seguire il sentiero che, dietro all'antico e bellissimo Oratorio del XVIII secolo, gira verso destra. Caratteristiche di questa chiesetta sono le sculture popolari d' arte cimbra, dal termine bavarese cimbar, che significa carpentiere o boscaiolo, riferito ai coloni tedeschi che qui popolarono le allora foreste. Superato quindi l'oratorio, si sale, mantenendosi sulla destra, fino a giungere, dopo 1,5 Km., in contrada Cortesani.

 

La Troticoltura

In località Ferrazza, (Comune di Crespadoro), è facile vedere le grandi e numerose vasche usate per la troticoltura. L’allevamento di questi animali è qui ormai una tradizione, proprio come quella culinaria, che serve gli squisiti pesci in "tutte le salse".

 

Tratto Cortesani-La Piatta (Crespadoro) Km:9,3

Grado di difficoltà: molto semplice - Percorribilità:  P B C A

La contrada dei Cortesani, con l'oratorio di S.Valentino, innalzato dagli abitanti del luogo in onore del prete e martire Valenti no nel 1779, è la tappa iniziale di questo percorso, che farà scoprire agli amanti degli animali le tante specie che vivono nei nostri boschi, ed agli appassionati della buona cucina i piatti tipici della vallata, preparati a regola d'arte. Salendo dai Cortesani lungo la strada asfaltata, si può accostare, dopo poco più di 1 Km., in un'area di

sosta in prossimità di un simpatico ponticello, sulla Val Bona, per poi proseguire fino contrada Zanconati, a circa 1,5 Km. dalla partenza. Lasciata alle spalle la pittoresca contrada, e attraversata contrada Riva, si prende, dopo 2 Km., sulla destra, la strada che sale da Ferrazza e porta a Campodalbero. Oltrepassata anche contrada Loezzi, si potrà sostare alla Trattoria Bauce di contrada Rope o proseguire fino al centro di Campodalbero, a 5,5 Km. dal punto d'inizio del tragitto. Dopo poco meno di 1 Km., sulla sinistra, in contrada Lovati, troviamo il Risrorante Bar Pizzeria "Baita del Veronese", con centro ippico. La strada che da qui porta alla Piatta di Crespadoro è una delle porte che introducono al Parco Naturale della Lessinia

Si può parcheggiare in uno spiazzo appositamente adibito (capienza all'incirca 30 autovetture) poco prima dell'entrata al parco, o proseguire in macchina fino al Rifugio Bepi Bertagnoli, 2 Km. più avanti. Qui si potranno assaggiare le succulente specialità della casa. Lungo la strada ben pavimentata che porta al rifugio, e nelle sue immediate vicinanze, vi sono inoltre alcune zone attrezzate per la sosta ed il picnic, con appositi punti cottura. Naturalmente, occorre fare attenzione nei giorni festivi, quando il traffico porrebbe essere limitato. E' comunque sempre consigliabile, lasciare l'auto prima di entrare nel parco.

 

Rispettiamo la Natura

E' giusto ricordare che entrando a contatto con una realtà diversa da quella in cui viviamo quotidianamente è necessario conoscerne le regole, per non incappare in errori o distrazioni, apparentemente di poco conto ma che porrebbero tuttavia essere causa di gravi danni all' ecosistema del luogo.

Per questo, oltre alle comuni raccomandazioni che impongono di non raccogliere o strappare i fiori è indispensabile fare attenzione ai rumori inutili che porrebbero spaventare quegli uccelli che a vostra insaputa stanno covando nelle vicinanze, questi lascerebbero spaventati il nido e per le uova anche alcuni minuti di abbandono possono risultare fatali. Inoltre, alla vista di un piccolo cerbiatto, ricordare di non accarezzarlo: la madre non ne riconoscerebbe più l'odore e lo abbandonerebbe. È inoltre buona norma non abbandonare il sentiero segnato, ed evitare quelle scorciatoie che tagliando i tornanti provocano la caduta di detriti e un rapido deterioramento del sentiero stesso.

 

Tratto La Piatta (Crespadoro) La Gazza (Recoaro Terme) Km: 12 via Passo Lora; Km: 10,5 via Passo Ristele

Grado di difficoltà: impegnativo - Percorribilità:  P B

Questo percorso si configura come uno splendido itinerario storico naturalistico; storico perché ripercorre un sentiero tracciato dalle truppe italiane durante il conflitto del 1915-18, per realizzare delle opere di difesa di cui rimangono ancora diverse testimonianze; naturalistico perché i territori che attraversa sono abitati da numerosissime specie di animali fra i quali ricordiamo: marmotte, galli forcelli e camosci, e piante, come il pino mugo, dalle cui pigne si ricava un olio salutare contro i problemi bronchiali. Partendo dal Rifugio Bepi Bertagnoli, si sale lungo una strada sterrata costruita dal Genio Militare che offre a chi vi si incammina una veduta panoramica a dir poco stupenda. A mano a mano che si sale, si scopre una vallata sempre più estesa e spettacolare, come un grande mare verde, dominato dalle bellissime Montagne della Catena delle Tre Croci. Dopo all'incirca 4 Km., si giunge ad una piccola radura dalla cui sommità si gode di una vista panoramica estremamente suggestiva, emozione data anche dalla configurazione del monte, che sembra quasi "precipitare" nella valle. Voltando verso Est si prende la via che conduce alle malghe Campodavanti e Campetto, tenendosi invece ad Ovest lungo la strada di arroccamento si segue il percorso consigliato, che conduce al rifugio Cesare Battisti, alla Gazza.

Lungo il sentiero si vedono ancora i fori lasciati dalla trivella per posizionare le cariche esplosive usate nella costruzione della strada militare.

Restano inoltre ancora i resti dei ponti metallici, scostati dal fianco della montagna per lasciar fluire rocce in caduta o valanghe. Attraversata una breve galleria si può notare la targa in ricordo del giovane studente ed alpinista Bepi Bertagnoli, che qui morì nel 1951, travolto da una valanga, durante una solitaria escursione. A ritrovarne il corpo fu l' allora gestore del rifugio. Il rifugio stesso ne prese successivamente il nome.

Dopo circa un' ora di cammino si arriva alla caratteristica Malga Fraselle di Sopra. Da qui si può scorgere anche Malga Fraselle di Sotto. E' ora possibile scegliere fra due diversi percorsi, che portano entrambi alla Gazza: uno prosegue a destra verso Passo Ristele (1660 m), l'altro sale dapprima al Passo della Zevola (1799 m) per poi accedere al Passo della Lora (1716 m).

1° PERCORSO: alla destra del Vajo del Ristele vi è ancora la traccia di un sentiero usato per le greggi o per i trasporti a dorso di mulo, praticato negli anni passati dai contrabbandieri e dai finanzieri di presidio nelle caserme di confine, una delle quali era proprio presso Malga Fraselle di Sopra. Questo divenne nel corso della Grande Guerra una buona ed ampia mulattiera, affiancata da trincee, oggi ricoperte probabilmente dai malghesi per recuperare il pascolo.

Oltrepassato il Passo Ristele si scende fino ad imboccare l’ ex mulattiera militare che collega La Gazza, a sinistra, con l' Altopiano delle Montagnole, a destra, ricco di verdi pascoli e malghe ancora attive presso le quali è possibile sostare per ristorarsi e per acquistare i prodotti tipici della produzione lattiero casearia, come la tipica "fioretta". Procedendo quindi a sinistra, sempre dall'incrocio dei sentieri si giunge dopo 1300 m al Rifugio Cesare Battisti in località La Gazza.

2° PERCORSO: lasciatoci il Passo Ristele alle nostre spalle, si possono ammirare le masse rocciose del Monte Zevola (1817 m) e della Cima delle Tre Croci (1942 m), che offrono superbe pareti e snelle guglie, così come il Sasso delle Molesse, che arriva a quota 1809 m. A due ore di cammino si arriva al Passo della Lora. I confini di tre province e di quattro comuni si toccano qui in un unico punto: sono le province di Verona, Vicenza e Trento, ed i comuni di Recoaro Terme, Ala, Selva di Progno e Crespadoro. Il passo era un tempo frequentato dai contrabbandieri. A testimonianza di questi furtivi passaggi vi sono ancora le rovine di una casermetta della Regia Guardia di Finanza, poco a sud del passo. Anche qui non mancano testimonianze della Prima Guerra Mondiale; ad un occhio attento si presentano ancor' oggi le tracce dei lavori di fortificazione, in gran parte ormai ricoperti dalla fitta vegetazione, divenuti casa e rifugio delle marmotte, numerose in queste zone. Il sentiero che da qui scende verso il Rifugio, per quanto ripido e faticoso, non è tuttavia caratterizzato da particolari asperità rocciose. Dopo tre ore di cammino, finalmente il meritato riposo al Rifugio Cesare Battisti, un tempo casermetta delle Regie Guardie di Finanza, ora accogliente punto di ristoro per gli alpinisti e gli escursionisti che desiderano rifocillarsi e mettere qualche cosa di veramente succulento sotto i denti. Poco lontano dal Rifugio Cesare Battisti vi sono ancora i resti di un deposito di munizioni e di alcune trincee ed un monumentale muraglione difensivo costruito dagli alpini del Batt.Vicenza.

I contrabbandieri

Le zone di confine furono nel periodo che va dalla metà del secolo scorso fino all'inizio della Grande Guerra, fortemente caratterizzate dal fenomeno del contrabbando, che dava possibilità di sopravvivenza, se non di ricchezza, agli uomini che Io praticavano in anni di grande povertà, miseria ed epidemie.

Dentro alla “carga” dei contrabbandieri venivano trasportati generi di prima necessità quali sale, spezie e zucchero, nonché alcolici, da scambiare con tabacco, salgemma tirolese, caffè. Anche il bestiame (capre e pecore) era divenuto merce di contrabbando, molto ben pagato di là dal confine italiano. I passaggi erano molto ardui e pericolosi, e più uomini pagarono con la vita la pratica dell' illegale mestiere, che li portava a tentare il superamento di passaggi, usati per evitare la vigilanza, estremamente rischiosi soprattutto nel periodo primaverile a causa delle frequenti valanghe. Ancora oggi, tra il Vajo di Lovaraste e il Pellegatta, vi è il Passo dei Contrabbandieri, una delle vie di comunicazione più dirette tra i regni confinanti.

 

L’anello storico naturalistico "Emilio Michelato" della Gazza

Il percorso inizia dalla strada circa 50 metri prima del piazzaletto di parcheggio del Rifugio Cesare Battisti alla Gazza. Esso accompagnerà il visitatore in un viaggio di ricordi e memorie di una guerra passata, ma tutt' oggi  ancora viva nella mente di coloro che l'hanno vissuta in prima persona o indirettamente grazie alle testimonianze tramandate da uomini, testi, foto, rovine e reperti bellici. Lungo il sentiero sarà possibile vedere i resti di strade militari, di trincee, di una piazzola d'artiglieria e di una galleria deposito munizioni. Durante il tragitto si percorre inoltre il Sentiero dell'Acqua, un tratto di sentiero dedicato agli aspetti naturalistici della zona, lungo il quale si auspica la realizzazione a scopo didattico di una serie di esempi della flora locale, come per un piccolo giardino botanico.

 

Tratto La Gazza - Campogrosso - La Guardia (Recoaro Terme) Km: 7,3

Grado di difficoltà: impegnativo - Percorribilità:  P B

Una volta arrivati al Rifugio Cesare Battisti (alt.1275 m) in località La Gazza di Recoaro si resta affascinati dall’ immensità e dalla bellezza delle Catena delle Tre Croci, che si staglia imponente a dominare la vallata, la quale, da canto suo, offre all’ escursionista uno spettacolo non meno suggestivo. Prima di intraprendere la camminata lungo il percorso, è impossibile non approfittare di una piacevole sosta al rifugio per deliziare il palato con le specialità della casa, e per poi fare una capatina alla piccola cappella dedicata ai caduti di montagna che sorge sulla collinetta poco più avanti.

Il sentiero ripercorre quello già tracciato anni addietro dal Corpo Forestale, con lo scopo di unire, fra loro e con il centro abitato, le numerose malghe, ormai abbandonate. Oggi il percorso è aperto a tutti coloro che desiderano passeggiare in mezzo alla natura circondati da una fitta vegetazione le cui fronde nascondono a tratti il sole, garantendo una piacevole frescura nei caldi pomeriggi estivi. Fra le specie più comuni troviamo la Betulla, il Nocciolo e il Castagno a bassa quota;  il Faggio, l' Abete rosso, il Larice, il Pino Mugo, il Rododendro, il Ginepro e l' Ontano verde, man mano che si sale.

Scendendo per un1 Km. circa lungo la strada asfaltata, si imbocca il sentiero sulla sinistra. Il percorso è molto semplice da seguire grazie alla presenza di numerosi segnavia (sentiero CAI n. 33).

Il sentiero viene intersecato da alcuni dei numerosi vaj che scendono dal Gruppo del Fumante (vajo Pelegatta, Ghimbalte, Lovaraste, Batental, nell'ordine). La risalita di questi vaj presenta difficoltà alpinistiche agevolate nel caso del vajo Scuro, che sale ad Est del Torrione Recoaro, da alcune funi meralliche fisse che lo trasformano in una via ferrata. Il percorso risulta nel suo insieme abbastanza semplice da percorrere, ma mai noioso o prevedibile; anzi ha in serbo numerose sorprese, partendo dalle caratteristiche malghe che vi si incontrano (malga Langarte. malga Canaste, malga Lorpodo; in lontananza si può anche scorgere Malga Lora, diventata una caratteristica Trattoria con annesso campeggio), per passare al capitello della "Signora dei Sentieri" , dalla caratteristica forma a cuspide, fino ad arrivare alle suggestive e limpide sorgenti del torrente Agno, sul monte Rotolon. Questa zona è tristemente nota per le sue frequenti frane, che obbligano i volontari ad una continua manutenzione per garantire la percorribilità del sentiero. La frana più disastrosa è avvenuta nella notte fra l' 8 ed il 9 marzo 1985: la sua eco è risuonata nella valle fino alle sottostanti contrade, con grande spavento degli abitanti. Fortunatamente in quell' occasione non ci sono stati danni a persone; ma alcuni edifici della Forestale sono stati travolti da questa "catastrofe" ambientale. Dopo aver camminato per quasi due ore, si giunge in un punto ricco di cartelli indicatori; proseguendo diritti si arriva dopo pochi minuti al Rifugio Piccole Dolomiti alla Guardia, inerpicandosi invece sulla sinistra ci si mantiene sul sentiero CAI n. 33 e dopo una decina di minuti si imbocca una vecchia mulattiera militare. per giungere, dopo altri 10 minuti, in una zona ristoro attrezzata con panca e tavolo. Nei dintorni è possibile osservare le grandi impronte lasciate sulla pietra molare dall'espianto di alcuni pezzi rotondi di roccia del diametro di 1 metro, destinati a divenire macine per i mulini. Poco dopo si attraversa un ponticello costruito dai volontari del C.A.I. per superare un tratto franato. Poco dopo si oltrepassa malga Buse Scure (altra zona

attrezzata di panca e tavolo) per raggiungere, trascorso un altro quarto d'ora, il passo delle Buse Scure e quindi il passo di Campogrosso.

L’intero percorso offre numerosissimi scorci panoramici e nell'ultimo tratto si affianca al Sentiero Europeo E5.

Il Rifugio Campogrosso, situato sull'omonimo passo a quota 1457 m, avrà piacere di accogliere ed ospitare tutti coloro che desiderano rifocillarsi con i deliziosi manicaretti della cucina tipica, o visitare le zone circostanti nella massima sicurezza accompagnati da esperte guide alpine. Il rifugio dispone inoltre di camere e di un ampio camerone adatto a gruppi organizzati. Proprio di fronte sorge il nuovissimo centro turistico polifunzionale intitolato al celebre alpinista recoarese Gino Soldà, in grado di ospitare mostre ed esposizioni sul tema dell'ambiente montano, convegni ed incontri, corsi di alpinismo, di soccorso alpino, naturalistici, ecc.... proiezione di filmati, celebrazioni di funzioni religiose. Il porticato potrà servire per accogliere il visitatore in caso di cattivo tempo o per l'attesa delle corriere di linea, ma anche come punto informativo, grazie ad apposite pannellature.

Da Campogrosso si diparte l'anello di un interessante itinerario storico naturalistico percorribile in meno di 2 ore e che si snoda su un comodo sentiero, attorno a Cima Postal (1529 m). Lungo questo tragitto si possono scoprire le tipiche opere di difesa (trincee, postazioni, bunker, ecc.) della prima e seconda guerra mondiale collegate da una strategica rete viaria di arroccamento, i cippi dell' antica confinazione Teresiana risalenti al 1751. Il percorso inoltre offre l'occasione di ammirare la flora tipicamente alpina ricca di Ginepri, Rododendri, Mirtilli, Pini Mughi e nella bella stagione gli splendidi colori dei Crochi, delle Genziane e dei Ranuncoli gialli. Da Campogrosso il nostro percorso continua su strada asfaltata verso il Rifugio Piccole Dolomiti alla Guardia di Campogrosso.

 

La Calcara

Poco distante dal Campogrosso, rimangono ancora i resti di un'antica calcara. All'interno delle sue rotonde mura venivano poste diverse pietre calcaree, e sotto di esse veniva acceso un grande fuoco. In questo modo, grazie ad una lunga cottura (circa l settimana), si otteneva la calce. Proprio sopra la calcara si può inoltre ammirare il cippo che segnava il confine con l' Impero Austriaco.

 

Tratto La Guarda -Recoaro Terme Km:8,4

Grado di difficoltà: semplice - Percorribilità:  P B C A

Il tragitto inizia dal Rifugio Piccole Dolomiti in località La Guardia di Campogrosso, a quota 1136. Il locale offre un' imperdibile cucina casareccia, oltre ad interessanti lezioni di alpinismo, per tutte le età, con l'accompagnamento di espertissime guide alpine a completa disposizione degli escursionisti che desiderano visitare le bellezze di questi luoghi.

Il sentiero si dirige verso Passo Xon, confinante con la Val Leogra. Passeggiando piacevolmente lungo la strada sterrata, si giunge in contrada Lovati. Qui, con l'aiuto dei paesani, è stata rimessa a nuovo la vecchia "Casara della Valcalda" del 1898. AI suo interno sono ancora custodite diverse attrezzature che venivano usare per la lavorazione del latte, che confluiva da tutta l'area circostanze. Attraversata contrada Scalzoni si arriva in contrada Rive, dove si

possono ammirare, sul muro esterno dei vecchi edifici tre caratteristici affreschi del secolo XIX, rappresentanti Santa Giuliana, San Luigi e la Madonna Incoronata. Procedendo per contrada Zulpi si giunge al Passo Xon, dove ci si collega alla strada statale 246 di Recoaro. Di seguito, si oltrepassano le suggestive contrade Calisarda, FIoriani e Pianalto, per poter rinfrescarsi, dopo alcuni minuti, ad una fontanella costeggiante la strada, che conserva ancora Io stemma dell' esercito italiano. Estremamente interessanti sono alcuni edifici in contrada Spanevello, caratteristici per un architettura povera ma curata nei dettagli, con balconi in legno ed archi in pietra che circondano le porte.

Oltrepassata anche Pra Dell'Acqua, si mantiene la destra per sostare, dopo pochi minuti, nei pressi della bella chiesetta di S.Bernardo, dalla quale è possibile godere di un'affascinante veduta panoramica della valle. Lasciata alle proprie spalle contrada Alpe, si svolta a sinistra. Poco prima di scendere a contrada Sigismondi si incontra un' area attrezzata per la sosta a cavallo, per la quale passano già numerosi percorsi, anche per il mountain bike. Giunti a La Piazza, il centro di Rovegliana, ci si tiene sopra la strada che affianca il cimitero ed il nuovo campo da calcetto, e si scende verso contrada Sberar.

Dopo 2 Km si raggiunge l'’ “Antica Fonte Franco”, una delle numerose fonti che hanno fatto di Recoaro una delle più famose Stazioni Termali dell'alta

Italia, grazie alle proprietà benefiche e curative delle loro acque, mineralizzatesi durante la discesa dai monti circostanti. Proseguendo verso il centro di Recoaro Terme, si imbocca via Cesare Battisti, evitando così le strade più trafficate, per ricollegarsi quindi alla statale 246. L’ arrivo è presso il grande piazzale Amedeo Duca d’Aosta. Qui troviamo un ampio parcheggio, uno stupendo parco pubblico, nel quale vivono alcuni cigni, e dove i bambini

potranno divertirsi nel parco giochi. Vi è anche la moderna cabinovia, che sale fino a Recoaro Mille (a quota 1020 m), zona frequentata in estate

per escursioni, ed in inverno per la pratica degli sports sulla neve. A pochi metri dal piazzale si apre il centro della caratteristica cittadina, con i suoi negozi, i locali e gli edifici "fin de siècle", la moderna chiesa di S. Antonio Abate, edificata fra il 1950 ed il 1952 su progetto dell' archiretto Giuseppe Vaccaro, ed il Monumento ai Caduti. A qualche centinaio di metri sorgono le rinomate Fonti Centrali. Tutta la zona di Recoaro è adagiata su quella che viene chiamata "Conca di Smeraldo", a testimonianza della bellezza e della suggestività di questi luoghi sicuramente da visitare.

 

Le Fonti

Il complesso delle Fonti Centrali è ubicato al centro di un ampio parco attrezzato con stabilimenti per la balneoterapia, la fangoterapia, l' aerosolterapia e la fisioterapia. Le fonti, e con esse tutta Recoaro, divennero, sul finire dell'XIX secolo, uno dei centri termali più rinomati dell' alta Italia, e fu proprio in questo periodo che la cittadina acquistò il tipico aspetto, della "Ville d'eau" dai lineamenti architettonici di gusto Liberty, le Fonti Centrali immersa nel verde delle abetaie, dei castagni e dei faggi. Le fonti più importanti ed attrezzate ad uso curativo sono:

-Fonte Leila (conosciuta fin dall'antichità dagli abitanti di Recoaro che in onore del santo paratrono del paese la chiamavano "acqua di S. Antonio") scoperta nel 1689 dal patrizio vicentino conte Lelio Piovene, da cui prese il nome;

-Fonre Lorgna (dal nome dello scopritore Anron Maria Lorgna, 1735 - 1796);

-Fonre Amara, Nuova, Lora, Giuliana, Capitello, Franco e Aureliana.

Le proprietà benefiche dell'acqua dipendono dal fatto che questa si "mineralizza" dopo aver attraversato strati di roccia di diversa natura, quali le formazioni scistoso-cristalline ed arenacee, le filladi quarzifere (denominate dai recoaresi "lardaro") con vene di rocce eruttive ricche di sali minerali e solfuri ferrosi.

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